Cresce la pressione interna e
internazionale sul Venezuela mentre restano forti le accuse di
repressione politica, alla vigilia di un possibile voto
parlamentare su una legge di amnistia giovedì 12 febbraio. La
Nobel per la Pace 2025, l’oppositrice María Corina Machado, ha
denunciato davanti alla Commissione interamericana dei diritti
umani di Washington che “non esiste transizione democratica
senza libertà piene”, sostenendo che oltre 600 prigionieri
politici restano detenuti o sottoposti a restrizioni giudiziarie
nonostante le oltre 400 recenti scarcerazioni. Machado,
riportano i principali media indipendenti del Venezuela, ha
chiesto oggi una nuova missione di monitoraggio nel Paese
dell’Onu.
A Caracas, intanto, la Conferenza Episcopale Venezuelana ha
sollecitato tramite un comunicato diffuso sulle sue reti sociali
l’approvazione di un’amnistia “ampia e giusta” e la liberazione
completa dei detenuti politici, chiedendo al contempo riforme
istituzionali e la fine delle norme che limitano le libertà
fondamentali.
Sul fronte politico, infine, il ministro dell’Interno
Diosdado Cabello ha difeso la nuova detenzione dell’oppositore
braccio destro di Machado, Juan Pablo Guanipa, sostenendo che la
misura è legata al presunto mancato rispetto delle condizioni di
scarcerazione. Le sue dichiarazioni sulla televisione statale,
Vtv, hanno riacceso le critiche di Ong e osservatori
internazionali sulla reale portata del processo di apertura
annunciato dalle autorità venezuelane.
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