Il centrosinistra andrà con tutta probabilità a ranghi sparsi sulle risoluzioni sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in Parlamento. Si infrange – infatti – sul nodo di Kiev la proposta caldeggiata in primis dal Movimento cinque stelle di un documento unitario. I contatti restano in piedi ma da più parti la trattativa viene definita come in salita e in pochi sono pronti a scommettere che si arrivi a un’intesa.
“Noi del M5s stiamo lavorando”, aveva detto Giuseppe Conte nel pomeriggio, per una risoluzione unitaria su Ucraina e Iran. “Io sarei davvero favorevole – aveva spiegato – a una risoluzione unitaria perché in questo momento l’emergenza è tale e la situazione è così complicata che spetta alle forze progressiste esprimere un’unitarietà di indirizzo politico che serve anche per orientare il dibattito e dare un segno a questa maggioranza assolutamente confusa”. Una proposta che il leader pentastellato ha esteso anche oltre il campo largo a Iv e +Europa ma che si è, di fatto, scontrata soprattutto con la contrarietà dei Dem. Nelle trattative, che hanno visto capannelli e riunioni anche in Transatlantico a Montecitorio, si sono affacciate varie opzioni, come quella, proposta dai Dem, di due risoluzioni distinte: una specifica sull’Iran, sulla quale si era già registrata l’unità del campo largo dopo le comunicazioni dei ministri Crosetto e Tajani – e una sul Consiglio europeo. O anche nessuna risoluzione sull’Ucraina visto il lasso di tempo da qui al Consiglio del 18 e 19 marzo. Ma l’ipotesi di due risoluzioni non convince M5s così come Avs anche perché le due questioni sono collegate anche nelle comunicazioni. I pentastellati, tra l’altro, rivendicano il proprio sforzo in chiave unitaria sulla questione Ucraina. L’impegno del documento che avevamo messo a punto e riguardante Kiev – si spiega – rilanciava il protagonismo dell’Ue per risolvere la crisi e imprimere una svolta negoziale per il cessate il fuoco. Una soluzione che, però, non ha soddisfatto i Dem nel momento in cui – si evidenzia – lasciava indeterminato l’aspetto del sostegno, anche militare, all’Ucraina. In più – racconta più di qualcuno – la presa di posizione del leader M5s sarebbe stata percepita dalle parti dei Dem anche in chiave di competizione interna per la leadership. Ad ogni modo i contatti vanno avanti e, visto che al Senato – diversamente dalla Camera – l’approvazione della risoluzione di maggioranza preclude le altre si lavorerà ancora a una soluzione fino al pomeriggio di domani, quando la premier sarà alla Camera. Al momento, però, l’ipotesi più quotata è che si vada a ranghi sparsi.
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