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Regge la tregua di Pontida ma Salvini non cede: ‘Si vince uniti da nord a sud’

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
20/09/2026
Regge la tregua di Pontida ma Salvini non cede: ‘Si vince uniti da nord a sud’

La tregua semi armata ha retto e potrebbe reggere anche domani. Alla vigilia di Pontida i governatori e nordisti che pressano Matteo Salvini per un rinnovamento e una Lega federale, hanno mantenuto la parola. E la festa dei giovani leghisti è passata indenne. Niente contestazioni al segretario e toni meno feroci del solito (a parte i cori sulla remigrazione e la lotta all’Islam) dando anzi priorità all’Autonomia, battaglia che in realtà rischia di non chiudersi con la legislatura.
Forte allora di quella concordia, almeno apparente, Salvini rilancia: “La Lega vince solo se è forte, unita, libera e coraggiosa da nord a sud”. Lo dice dal palco ai ragazzi che lo accolgono con un “Forza Matteo” e aggiunge: “Lo dico da milanese, da lombardo e da padano”. Insomma il “capitano”, che ormai nessuno chiama più così, non cede. E a meno di 24 ore dalla Pontida più rischiosa, per le crepe interne e i consensi a una cifra sola, sembra mandare un messaggio ai “ribelli”, stoppando il sogno di un partito a tre teste, tra nord sud e centro. Il leader che ha ereditato il Carroccio da Bobo Maroni e lo guida dal 2013, ripete il suo mantra, a mo’ di insegnamento ai giovani: “mai mollare nel bene e nel male e mai montarsi la testa”. Cerca così di arginare le tensioni e soprattutto di risparmiare fischi e contestazioni per domani, nel raduno che dal 1990 si ripete sul “sacro suolo” padano. Lo spazio si è ristretto ancora un po’ rispetto al passato, ma quello è l’anima fisica della Padania. Non a caso lo slogan di quest’anno è “Non passa lo straniero” di memoria bossiana. Ed è proprio Umberto Bossi, il grande assente dopo la morte a marzo, e che echeggia forte nell’aria. Nel giorno in cui il fondatore della Lega avrebbe compiuto 85 anni, a lui si riserva una messa “per la pace” nell’abbazia di Pontida e si pianta un ulivo, innaffiato dall’acqua del Po portata da Roberto Calderoli. Ma a volerlo è un ex, quel Giuseppe Leoni che insieme a Bossi firmò il primo atto costitutivo del partito nel 1984. Ed è lui a punzecchiare Salvini: “Alla messa non è venuto, forse perché non voleva scambiare il segno della pace..”.
Il Senatur è anche l’unico leader ricordato e acclamato dai giovani leghisti. Loro, che in genere riservano provocazioni e parole forti anche agli alleati di governo (due anni fa urlarono “Vaffa” ad Antonio Tajani, detto “lo scafista” per il sostegno di FI allo ius scholae) nel pomeriggio arrivano con più striscioni (il primo è sulla battaglia dell’autonomia, “che continua”) e i soliti fumogeni verdi, ma niente di ardito. A Bossi i leghisti bresciani dedicano lo striscione: “La prima senza di te, Umberto capo per sempre”. In un altro citano anche Maroni e a fine manifestazione urlano in coro “Se-ces-sio-ne”. Anche Salvini omaggia il fondatore del Carroccio chiamandolo “il visionario che ha ridato voce e dignità al popolo”.
Insiste quindi sul valore dell’unità e ammonisce: “La forza della Lega non sono i singoli, i dirigenti o i ministri o i parlamentari ma siete voi, è il popolo di Pontida”. Alla festa si fa vedere fin dal primo pomeriggio Massimiliano Romeo ed è proprio il coordinatore della Lega lombarda – tra i più critici insieme ai governatori Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e all’ex Doge, Luca Zaia – a confermare l’impegno alla tregua (“Pontida è sempre sacra”), ma anche che il dissenso interno non finirà: “L’auspicio è che alla fine quel desiderio di rinnovamento, che è partito dalla base, sia un desiderio che possa trovare poi la sua strada. Ovviamente tutti insieme”. Su domani non solo assicura che ci sarà, ma anche che parlerà dal palco: “Perché non dovrei esserci?”, aggiunge e corre a farsi un selfie con i giovani padani.

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