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Il pm di Roma: ‘Gli attivisti della Flotilla torturati’

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
17/10/2026
Il pm di Roma: ‘Gli attivisti della Flotilla torturati’

Veri e propri soprusi con abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale, condizioni di detenzione giudicate degradanti e il mancato rispetto dei diritti fondamentali delle persone fermate. Azioni che rientrano nel reato di tortura. È quanto emerge dall’indagine della Procura di Roma sulle due missioni della Global Sumud Flotilla dirette a Gaza, svoltesi tra settembre e ottobre del 2025 e tra aprile e maggio del 2026. Nel procedimento è coinvolta l’intera catena di comando politico, militare e di polizia israeliana.

Complessivamente sono una dozzina le persone finite nel registro degli indagati. Oltre al ministro per la Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, anche il ministro della Difesa Israel Katz. Le indagini, affidate dal procuratore Francesco Lo Voi e dal sostituto Stefano Opilio ai carabinieri del Ros, sono state avviate a seguito di un esposto presentato da 50 cittadini italiani che avevano preso parte alle missioni della Flotilla. Si procede anche per sequestro di persona, lesioni personali, rapina e danneggiamento seguito da naufragio. L’attività ha consentito di ricostruire non soltanto la sequenza degli eventi ma anche le strutture di comando coinvolte nelle operazioni di intercettazione in mare e nelle successive attività di detenzione a terra. Per la prima missione, oltre ai ministri Katz e Ben Gvir, è stata individuata una catena di comando che, per le operazioni navali, comprende il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, generale Eyal Zamir, il comandante in capo della Marina, vice ammiraglio David Saar Salama, il capo di Stato maggiore Tal Politis, il comandante dello Shayetet 13, colonnello Eldad Borochovich, e il responsabile della base navale di Ashdod, colonnello Eitan Paz.

Per quanto riguarda le operazioni a terra, gli accertamenti hanno riguardato il capo della polizia israeliana Daniel Levy, il comandante del servizio penitenziario israeliano Kobi Yaakobi, il responsabile della polizia penitenziaria del carcere di Ktzi’ot Menachen Bibas, il comandante della Nahshon, unità operativa di intervento e scorta dell’Ips, Assaf Zagori, e il comandante del Magav Berik Yitzchak. Per la seconda missione della Global Sumud Flotilla la struttura di comando ricostruita dagli investigatori risulta sostanzialmente coincidente con quella della precedente spedizione. Le differenze riguardano la componente navale, nella quale figurano il vice ammiraglio Eyal Harel come comandante in capo della Marina e il maggiore generale Guy Levy nel ruolo di capo di Stato maggiore. Attraverso analisi tecniche e testimonianze, gli investigatori affermano di aver documentato operazioni avvenute in acque internazionali e al di fuori delle acque territoriali. Particolare attenzione è stata riservata alle condizioni di detenzione alle quali sarebbero stati sottoposti i componenti della Flotilla dopo il fermo. L’attività investigativa avrebbe consentito di delineare quello che viene definito un quadro di soprusi sistematici subiti nelle diverse fasi successive all’intervento delle autorità israeliane. Le contestazioni riguardano la privazione della libertà personale, il trasferimento verso il porto di Ashdod, il successivo trasporto nella struttura carceraria di Ktzi’ot, le procedure di identificazione e gli adempimenti amministrativi che hanno preceduto il rilascio e il rientro in Italia dei cittadini coinvolti.

Accertati anche episodi di percosse, lesioni personali, minacce di morte, insulti e accuse di terrorismo rivolte a numerosi partecipanti alle missioni. I pm contestano anche la mancata somministrazione di cibo e assistenza sanitaria, nonché condizioni ambientali e igienico-sanitarie ritenute particolarmente precarie. Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurerebbero anche la privazione del sonno nei confronti di alcune persone detenute nella struttura di Ktzi’ot e l’assenza di adeguata assistenza legale durante il periodo di fermo. La Procura evidenzia inoltre come ai partecipanti sarebbe stata impedita la possibilità di comunicare tempestivamente con i propri difensori o con le rappresentanze diplomatiche italiane nel corso della detenzione. Soddisfazione viene espressa dal team legale della Flotilla: è ora, è l’auspicio, che “le autorità nazionali facciano la loro parte nell’agevolare la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale allo Stato di Israele affinché la giustizia possa davvero fare il suo corso”.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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