Un “verbale d’arresto” e una
relazione di polizia giudiziaria con “numerose affermazioni che
non coincidono con quanto si può invece vedere dalle immagini
delle telecamere di sorveglianza”. Lo scrive il Tribunale di
Milano nelle motivazioni di una sentenza, depositata un anno fa,
con cui ha assolto un tunisino accusato di detenzione a fini di
spaccio di cocaina e ha trasmesso gli atti ai pm per valutare
“condotte penalmente rilevanti” nei confronti dell’assistente
capo di Polizia che eseguì quell’arresto, lo stesso poliziotto
indagato per omicidio volontario per aver ucciso un 28enne
marocchino quattro giorni fa durante un controllo antispaccio
nel quartiere Rogoredo.
Su questa sentenza, e in particolare su quel verbale
dell’arresto eseguito nel maggio 2024, stanno facendo
approfondimenti il procuratore Marcello Viola e il pm Giovanni
Tarzia, che coordinano le indagini della squadra mobile della
Polizia sul caso di Rogoredo e sulla morte di Abdherraim
Mansouri, i cui familiari sono assistiti dall’avvocata Debora
Piazza. Verifiche che, allo stato, hanno fatto emergere che il
poliziotto non fosse stato iscritto nel registro degli indagati
per eventuali ipotesi di falso dopo la trasmissione degli atti
del processo. “Non ne sappiamo nulla, il poliziotto risulta non
avere precedenti”, ha spiegato l’avvocato Pietro Porciani.
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