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Export italiano in aumento, sorpresa sul Paese dove vendiamo di più all’estero

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
20/05/2026
Export italiano in aumento, sorpresa sul Paese dove vendiamo di più all’estero

Secondo i dati Istat pubblicati a maggio 2026, l’export italiano nel mese di marzo 2026 è cresciuto, sia per quanto riguarda le vendite nei mercati europei, sia in alcune economie extra-Ue. Guardando alla distribuzione geografica del Made in Italy all’estero, infatti, l’Europa emerge ma ci sono alcuni Paesi che si stanno rivelando sbocchi commerciali interessati per le imprese.

Di quanto è cresciuto l’export in Italia
A marzo 2026 le esportazioni italiane sono cresciute del 4,1% rispetto al mese precedente, mentre su base annua l’aumento ha raggiunto il +7,4% in valore e il +4,2% in volume. L’Italia vende di più all’estero e lo fa non soltanto grazie a un incremento dei prezzi, ma anche attraverso un aumento reale delle quantità esportate.
L’export verso i Paesi Ue cresce del 4,7% su base mensile è aumentato a un ritmo superiore rispetto al +3,6% registrato nei mercati extra-Ue. Anche su base annua il dato conferma questa tendenza:

+9,6% per l’Europa comunitaria;
+5,1% del resto del mondo.

Dove esperta di più l’Italia in Ue
Nonostante la crescente attenzione verso nuovi mercati emergenti, il cuore commerciale dell’Italia resta ancora fortemente legato al continente europeo. La prossimità geografica, la maggiore integrazione normativa e la solidità delle relazioni industriali spiegano perché Paesi come Francia, Germania e Spagna continuino a rappresentare partner molto importanti per il nostro Paese.
Infatti:

verso la Francia le esportazioni italiane aumentano del 9,2%;
verso la Germania del 8,0%;
verso la Spagna del 12,6%.

Si tratta di mercati maturi, ma ancora molto dinamici per il Made in Italy, soprattutto nei comparti della meccanica, dell’automotive, della farmaceutica e dei semilavorati industriali.
La Svizzera traina il boom dell’export
Il dato più sorprendente del mese riguarda però la Svizzera, che registra un aumento delle importazioni dall’Italia pari addirittura al +84,6% su base annua. Un incremento di questa portata non è però da imputare tutto all’aumento dei consumi finali svizzeri di prodotti italiani. Spesso, infatti, la Confederazione elvetica svolge un ruolo di hub commerciale e finanziario, soprattutto per settori come i metalli preziosi, la chimica e alcuni beni industriali ad alto valore aggiunto.
Come spiegato nel report Istat, infatti, oltre metà della crescita complessiva dell’export italiano a marzo è spiegata proprio dall’aumento delle vendite di metalli, in particolare verso Svizzera e Francia. Questo suggerisce che una parte rilevante del dato sia legata a operazioni di filiera e di trasformazione industriale.
La Cina accelera: il Made in Italy piace sempre di più in Asia
Tra i mercati extraeuropei, il dato più interessante arriva dalla Cina, dove l’export italiano cresce del 23,9%. Nonostante il rallentamento strutturale dell’economia cinese e le tensioni commerciali globali, il mercato asiatico continua a offrire opportunità rilevanti per le imprese italiane.
I comparti più richiesti restano quelli tradizionalmente forti del Made in Italy, ovvero:

macchinari industriali;
farmaceutica;
beni di lusso;
prodotti agroalimentari premium;
componentistica tecnologica.

Dove invece l’Italia vende meno
Non tutti i mercati, però, mostrano segnali positivi. A marzo 2026, infatti, calano sensibilmente le esportazioni italiane verso:

Nel caso dei Paesi OPEC, il forte calo può essere influenzato dalla volatilità del settore energetico e da una riduzione delle esportazioni legate a componenti industriali o beni intermedi. Per il Mercosur, invece, pesano probabilmente la debolezza di alcune economie sudamericane e la concorrenza di altri player internazionali.
I settori che trainano il Made in Italy
Se si osserva la composizione merceologica dell’export, il traino non arriva soltanto dai settori classici dell’immagine italiana, ma soprattutto dall’industria.
I comparti che crescono di più sono:

metalli di base e prodotti in metallo (+38,6%);
coke e prodotti petroliferi raffinati (+55,0%);
autoveicoli (+15,8%);
computer ed elettronica (+17,5%);
farmaceutica (+4,6%);
macchinari industriali (+3,3%).

Se un tempo l’immaginario collettivo associava l’export italiano soprattutto a moda, design e agroalimentare, oggi la forza del Paese risiede anche nella manifattura avanzata.

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