Solo 12 capi di Stato su 33.
Parte così, con una partecipazione ridotta e molte incertezze,
il quarto vertice tra la Comunità degli Stati Latinoamericani e
Caraibici (Celac) e l’Unione Europea, ospitato a Santa Marta,
sulla costa caraibica della Colombia. Un appuntamento che nelle
intenzioni doveva segnare “un nuovo modello di integrazione”, ma
che rischia di essere dominato dalle tensioni internazionali e
regionali, più che dai progetti di cooperazione.
Il padrone di casa, il presidente colombiano Gustavo Petro,
ha accolto le delegazioni parlando di “un incontro in pace, per
unire civiltà e culture attraverso il dialogo e obiettivi
comuni”. Ma dietro le parole concilianti pesano i contrasti
geopolitici, a cominciare dal recente dispiegamento di forze
navali statunitensi nei Caraibi e dai bombardamenti contro
presunti trafficanti di droga, che hanno provocato oltre 70
morti.
Petro e il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva
hanno chiesto che la questione sia affrontata apertamente. “Se
ignorasse i raid americani, il vertice non avrebbe senso”, ha
dichiarato Lula.
L’incontro, co-presieduto da Petro e dal presidente del
Consiglio Europeo Antonio Costa, riunisce anche sei
vicepresidenti, 23 ministri degli Esteri, 17 capi delegazione e
rappresentanti di 21 organizzazioni internazionali. Sul tavolo,
almeno sulla carta, resta l’obiettivo di definire una
cooperazione fondata sulla tripla transizione: energetica,
digitale e ambientale.
I lavori ufficiali si aprono con una cena di benvenuto e
proseguono domenica con la sessione plenaria. La conclusione è
prevista per lunedì, quando dovrebbe essere approvata la
“Dichiarazione di Santa Marta” insieme al “Piano d’Azione
2025-2027”, con impegni su commercio, clima, inclusione sociale
e cooperazione digitale.
Per garantire la sicurezza dell’evento, nella città sono
stati dispiegati oltre 1.200 militari e 1.500 agenti di polizia.
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