La FPÖ, il partito della destra
nazionalista austriaca accreditato dai più recenti sondaggi di
oltre il 36% delle intenzioni di voto, ha celebrato oggi il suo
70° anniversario con una manifestazione alla Hofburg di Vienna,
alla presenza di numerosi esponenti dei movimenti conservatori e
sovranisti europei.
Nel suo intervento, il leader della FPÖ Herbert Kickl ha
definito il partito “l’unica speranza per milioni di persone” e
ha attaccato l’Unione europea, i partiti tradizionali e le
attuali politiche migratorie. Secondo Kickl, la principale
minaccia alla democrazia non sarebbe rappresentata dalla
crescita delle forze di destra, ma dai cosiddetti “partiti di
sistema”, accusati di aver perso il contatto con i cittadini e
di limitarne la partecipazione politica.
Il leader dell’opposizione ha ribadito la necessità di
rafforzare la sovranità nazionale, sostenendo che le decisioni
politiche debbano essere prese esclusivamente dal popolo
austriaco. Nel corso del discorso ha inoltre criticato la
gestione della pandemia di Covid-19, rivendicando il diritto dei
cittadini a decidere autonomamente sulle vaccinazioni.
Ampio spazio è stato dedicato anche all’immigrazione. Kickl ha
parlato di una “migrazione di massa sotto la copertura
dell’asilo” e ha rilanciato la richiesta di una politica di
“remigrazione” e di una “Fortezza Austria” per limitare gli
ingressi nel Paese. Secondo il leader della FPÖ, una società
omogenea dal punto di vista linguistico e culturale rappresenta
un elemento fondamentale per la tenuta dello Stato.
Alla celebrazione hanno partecipato, tra gli altri, il premier
ungherese Viktor Orbán, la leader dell’AfD tedesca Alice Weidel,
il leader del PVV olandese Geert Wilders e l’ex primo ministro
ceco Andrej Babiš. Tutti hanno espresso sostegno alla crescita
della FPÖ e criticato le attuali politiche dell’Unione europea.
Nel pomeriggio le celebrazioni sono proseguite con una festa
popolare in Stephansplatz. Davanti ai sostenitori, Kickl ha
promesso l’avvento di un “cancelliere del popolo” e il ritorno a
quelli che ha definito i “buoni vecchi tempi”.
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