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Iran, la lista di Netanyahu e la caccia a Mojtaba Khamenei: “Elimineremo tutti”

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
18/03/2026
Iran, la lista di Netanyahu e la caccia a Mojtaba Khamenei: “Elimineremo tutti”

L’Iran perde la testa. Israele elimina il capo del Consiglio di sicurezza Ali Larijani, peso massimo nello scacchiere di Teheran, decapita il vertice dei Basij paramilitari e mette nel mirino la Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Intanto, il premier Benjamin Netanyahu esorta il popolo alla rivolta ‘impossibile’. Il raid condotto a Teheran priva il regime di un pilastro. Larijani era il vertice politico di un paese già privato di elementi chiave. “Stiamo aiutando i nostri amici americani nel Golfo e indebolendo il regime nella speranza di dare al popolo iraniano l’opportunità di rimuoverlo”, dice Netanyahu. La rimozione del regime ”non avverrà subito, non sarà facile. Ma se persevereremo in questo, daremo loro l’opportunità di prendere in mano il proprio destino”, aggiunge il primo ministro. “Abbiamo eliminato Ari Larijani, ora gli iraniani hanno la chance di prendere in mano il loro destino. Larijani era il capo delle Guardie Rivoluzionarie, la banda di gangster che di fatto governava l’Iran”, ripete Netanyahu, che invia un messaggio successivo alla popolazione: “Stiamo colpendo le basi, stiamo colpendo nelle piazze. Uscite e festeggiate, vigiliamo dall’alto”.

Caccia a Mojtaba Khamenei
La missione non è compiuta. Nella lista di obiettivi che Netanyahu mostra all’ambasciatore americano Mike Huckabee (“Abbiamo cancellato altri 2 nomi”) c’è anche il nome di Mojtaba Khamenei. Il leader spirituale continua ad essere un fantasma: ferito negli attacchi all’inizio della guerra, il figlio e successore dell’ayatollah Ali Khamenei si manifesta solo attraverso messaggi pubblici. La sorte di Mojtaba non è chiara, rumors relativi ad un ricovero d’emergenza a Mosca e voci su condizioni gravi. Le forze di difesa israeliane non hanno certezze, dice il portavoce Effie Defrin.

“Ma posso dire una cosa: continueremo – come abbiamo dimostrato – a perseguire chiunque rappresenti una minaccia per lo Stato di Israele. Chiunque alzi un dito contro di esso non è immune da noi. Lo inseguiremo, lo troveremo e lo neutralizzeremo”. Israele continuerà a colpire i membri delle forze paramilitari iraniane Basij dopo aver eliminato il comandante Gholamreza Soleimani: “Lo ripeto, li colpiremo tutti, ovunque e in qualsiasi momento”. L’operazione non è destinata a chiudersi in tempi brevi: “E’ una ampagna prolungata, che includerà anche il periodo della Pasqua ebraica”, dice il portavoce spostando l’orizzonte ai primi otto giorni di aprile. In una giornata chiave, rischia di passare relativamente inosservato il colpo durissimo inferto ai Basij: i paramilitari perdono, secondo i report, decine di elementi di primo livello. L’organizzazione è un meccanismo essenziale nel sistema che il regime ha creato per controllare il territorio: in teoria, gli spazi di manovra sul terreno potrebbero aumentare.
La rivolta (ora) non ha chanceIn realtà, l’effetto immediato dell’eliminazione di Larijani, secondo gli analisti, sarà un’ulteriore chiusura a riccio del regime che ha già dimostrato di poter rimpiazzare elementi apicali senza modificare assetto e caratteristiche. I pasdaran, sempre più padroni della situazione, stringeranno ulteriormente le maglie. Larijani era una figura pragmatica, capace di conciliare le posizioni moderate con la linea dura dei militari, destinati a pesare ancora di più. In questo quadro, i messaggi di Netanyahu che esorta la popolazione alla rivolta appaiono a dir poco azzardati. Il rovesciamento del regime, in tempi brevi, non sembra una prospettiva concreta. Ne sono consapevoli gli Stati Uniti, a giudicare da un cablo prodotto dall’ambasciata americana a Gerusalemme visionato dal Washington Post: se i cittadini scendessero in piazza verrebbero “massacrati”.

Il regime “non crolla” e punta a “combattere fino alla fine”. Tali concetti, scrive il WP, sono chiari anche ai funzionari israeliani e sono la sintesi degli incontri che i diplomatici Usa hanno avuto mercoledì e giovedì della scorsa settimana con funzionari dei ministeri della Difesa e degli Esteri e del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliani. Il quadro è chiaro anche a Donald Trump: “Il regime presidia le strade con le mitragliatrici, non è pensabile scendere in piazza e protestare”.

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