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L’Iran colpisce le navi a Hormuz, gli Usa rispondono con nuovi attacchi sul Paese

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
08/07/2026
L’Iran colpisce le navi a Hormuz, gli Usa rispondono con nuovi attacchi sul Paese

Le forze del Comando centrale degli Stati Uniti hanno annunciato di aver iniziato a sferrare “una serie di potenti attacchi contro l’Iran” in risposta alle azioni di Teheran contro le navi commerciali nello stretto di Hormuz”. “L’aggressione dell’Iran è stata ingiustificata, pericolosa e ha rappresentato una palese violazione del cessate il fuoco”, si legge in un post su X dell’Us Central Command.
Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno ripetutamente violato il memorandum d’intesa concordato e ha avvertito che ci saranno ritorsioni in seguito agli attacchi di Washington contro obiettivi nello Stretto di Hormuz. “L’Iran lancia un serio avvertimento sulle conseguenze della violazione del trattato da parte degli Stati Uniti e adotterà misure decisive per proteggere i propri interessi e la sicurezza nazionale”, ha affermato il ministero in una dichiarazione pubblicata su Telegram da Irib News.
Gli attacchi Usa di poco fa contro l’Iran sono stati, per portata e potenza, quattro o cinque volte superiori a quelli avvenuti dieci giorni prima. Lo riporta Axios citando un funzionario americano.

La giornata di ieri:
Torna la tensione tra Usa e Iran. Gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni economiche sul petrolio iraniano a causa delle azioni “totalmente inaccettabili” di Teheran nello Stretto di Hormuz, in seguito agli attacchi subiti da diverse navi nella strategica via navigabile. “Come hanno ripetutamente affermato Trump e l’amministrazione, il memorandum d’intesa in vigore con l’Iran è interamente basato sui risultati: Teheran otterrà benefici solo se darà prova di una condotta corretta”, ha spiegato ad Axios un funzionario sottolineando che “le azioni dell’Iran nello stretto di Hormuz sono del tutto inaccettabili per gli Stati Uniti e non resteranno impunite”. Revocata quindi la deroga sul petrolio iraniano del 21 giugno, che autorizzava la produzione, la consegna e la vendita di greggio.
Nello stretto di Hormuz, in meno di 24 ore, almeno tre navi commerciali, di cui una qatarina e una saudita, sono state colpite mentre erano in transito, secondo l’agenzia britannica Ukmto. Gli attacchi, che hanno causato danni materiali ma non morti o feriti, sono stati attribuiti da fonti Usa e del Golfo all’Iran, che nel frattempo è ancora immerso nelle esequie di massa, iniziate sabato, dell’ex guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid israelo-statunitense. A causa di questi “raid iraniani”, la Ukmto ha alzato da “significativo” a “grave” il livello di minaccia per quanto riguarda Hormuz. Da Teheran pare dunque arrivare un messaggio che, nei fatti, comporta una nuova rivendicazione del diritto di controllare lo strategico snodo commerciale che collega i golfi Persico e dell’Oman, dove nelle ultime settimane i traffici sono ripresi tra le tensioni. E ora, dopo esser già stata tra i dossier più delicati dei negoziati che hanno portato a metà giugno all’intesa preliminare tra Iran e Stati Uniti successiva a mesi di conflitto, la partita legata a Hormuz rischia di diventare di nuovo una questione incendiaria. Anche perché tra le imbarcazioni prese di mira dai colpi attribuiti alle forze iraniane questa volta c’è la Al Rekayyat, che trasporta gas qatarino. Uno schiaffo agli interessi strategici di Doha accolto non certo con il sorriso nell’emirato affacciato sul golfo Persico, che insieme al Pakistan mediatore è un Paese chiave nelle trattative tra Usa e Iran. “Questo è un inaccettabile attacco alla sicurezza della navigazione marittima internazionale”, ha tuonato in effetti il portavoce ufficiale del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al Ansari. Che ha anche chiesto all’Iran, additandolo come “responsabile pieno sul piano giuridico” dell’attacco, di “porre immediatamente fine a tutte le pratiche che compromettono la sicurezza regionale”. Da media internazionali si apprende che la Al Rekayyat, di proprietà della compagnia qatarina Nakilat, è stata colpita sul lato sinistro mentre procedeva nei pressi di Hormuz. A bordo c’è stato un incendio in sala macchine, poi controllato, che secondo Reuters online ha portato il capitano a lanciare il ‘mayday’ e a far temere un’esplosione. Nelle stesse ore, sono anche state colpite una nave saudita, che si ritiene possa essere la superpetroliera Weydan, e una terza imbarcazione di cui, almeno inizialmente, non sono emersi dati più precisi. Pure Riad, come Doha, ha accusato il regime degli ayatollah di aver attaccato una delle sue petroliere. Tutte azioni capaci anche di intaccare i mercati, con le quotazioni del gas naturale salite sopra i 46 euro al MWh. Da parte sua, l’Iran non ha per ora rivendicato apertamente i raid, mentre la sua leadership continua a mostrarsi ufficialmente tutta dedita ai funerali del “leader martire” Khamenei. Anche se da parte del ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, un avviso ai naviganti è comunque arrivato. “Noi non ci lasciamo intimorire dalle minacce del nemico”, ha avvertito via social, ricordando inoltre, con richiamo al “paragrafo 13 del memorandum” firmato con gli Usa, che i negoziati sull’accordo finale “non inizieranno se le minacce continueranno”. Il suo messaggio era accompagnato da immagini aeree dei fiumi di persone, molte munite di stendardi rossi inneggianti alla “vendetta”, presenti in questi giorni ai cortei funebri per l’ex guida suprema e i suoi familiari uccisi nei raid a inizio guerra. Riti solenni che, dopo le cerimonie a Teheran e nella città sacra di Qom, stanno per essere replicati anche in Iraq, presso Najaf e Kerbala, considerati luoghi di culto importantissimi dai musulmani sciiti, prima della sepoltura in programma giovedì a Mashhad.

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