Uno dei militari cubani rimasti
feriti durante l’operazione statunitense del 3 gennaio in
Venezuela ha confermato che il contingente dell’Avana era
impegnato in compiti di supporto alla sicurezza del presidente
Nicolás Maduro, pur disponendo di armamenti minimi. A riferirlo
alla televisione di Stato cubana è stato il colonnello Pedro
Yadín Domínguez, ufficiale delle Forze armate rivoluzionarie
(Far), intervistato a margine delle esequie dei 32 cubani uccisi
nell’incursione Usa a Caracas.
Domínguez ha spiegato che il reparto si trovava a riposo al
momento dell’attacco, definito “sproporzionato”, condotto con
aerei, bombe e droni contro un’unità con limitate capacità
difensive. Il colonnello, rientrato a Cuba in sedia a rotelle
dopo un intervento chirurgico, ha inoltre precisato che tra il
personale impiegato vi erano anche civili, inseriti in una
missione congiunta con le autorità venezuelane.
Le dichiarazioni arrivano mentre all’Avana si sono svolte
oggi le onoranze funebri ufficiali, accompagnate dalle immagini
del presidente Miguel Díaz-Canel, in uniforme militare, mentre
depone fiori ai caduti “inermi”, morti — secondo il governo
cubano — nella difesa dell’alleato venezuelano.
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