Si acuisce la tensione politica in
Perù nelle fasi finali dello scrutinio presidenziale 2026. Il
partito Juntos por el Perú ha presentato un ricorso d’urgenza
alla magistratura per annullare la risoluzione dell’Onpe
(l’ufficio elettorale) sul voto all’estero. La formazione
guidata dal candidato progressista Roberto Sánchez chiede di
invalidare circa 300.000 schede estere, dove la leader di destra
Keiko Fujimori ha fatto il pieno di consensi, denunciando
irregolarità nel conteggio già respinte dalle autorità
elettorali.
Per venerdì 19 giugno la sinistra ha convocato una grande
mobilitazione a Lima “in difesa del voto”, annunciando presidi
in tutto il Paese e avvertendo che non accetterà un esito privo
di trasparenza. Parallelamente cresce la contestazione sociale.
Le associazioni dei familiari delle vittime delle repressioni
del 2022-2023 hanno organizzato un sit-in davanti al Palazzo di
Giustizia di Lima per esprimere il totale rifiuto di Keiko
Fujimori. “Non accetteremo un governo della figlia di un
dittatore”, ha dichiarato la portavoce Milagros Samillán. Con
oltre il 99,1% delle schede scrutinate, Fujimori mantiene un
vantaggio di appena 37mila voti, pari allo 0,2%, su Sánchez.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA





