Per la prima volta il chavismo ha
riconosciuto ufficialmente il peso decisivo delle rimesse dei
migranti nell’economia venezuelana, rompendo un tabù politico
che per anni aveva accompagnato l’esodo di massa dal Paese. I
dati diffusi dalla Banca centrale del Venezuela (Bcv) mostrano
che tra il 2018 e il 2025 sono entrati in media circa 3 miliardi
di dollari l’anno, con punte superiori a 3,6 miliardi nel 2021 e
nel 2022.
Secondo le cifre ufficiali, il flusso complessivo delle
rimesse tra il 2015 e il 2025 ha superato i 25 miliardi di
dollari. Dal 2020, secondo economisti e analisti, questi
trasferimenti hanno superato in modo stabile anche gli introiti
ufficiali del petrolio, diventando una delle principali fonti di
valuta per il Paese e un sostegno essenziale per migliaia di
famiglie.
La pubblicazione dei dati segna una svolta nella narrativa
del potere chavista, che per anni ha minimizzato la dipendenza
dell’economia venezuelana dalla diaspora, oggi stimata in oltre
7 milioni di persone.
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