Prosegue davanti al centro di
detenzione della Polizia bolivariana Zona 7 di Caracas lo
sciopero della fame avviato da dieci donne tra mogli, madri,
figlie e sorelle di detenuti politici. La protesta, iniziata 48
ore fa per il mancato rispetto della promessa di approvare una
legge di amnistia, ha già causato malori e svenimenti tra le
manifestanti, rendendo necessario l’intervento di medici e la
somministrazione di flebo.
Le donne denunciano “burle, ricatti e manipolazioni” e
accusano il Parlamento di ritardare deliberatamente il
provvedimento. Secondo le organizzazioni per i diritti umani,
diversi detenuti all’interno della struttura versano in
condizioni fisiche critiche. Le manifestanti riferiscono inoltre
a media locali e internazionali di pressioni e minacce volte a
far cessare la protesta.
La mobilitazione si inserisce in un quadro più ampio: secondo
l’Ong Foro Penal, nonostante oltre 430 scarcerazioni avviate
dall’8 gennaio, in Venezuela restano più di 600 prigionieri
politici. Esponenti dell’opposizione, tra cui la Nobel per la
Pace María Corina Machado, chiedono la liberazione immediata dei
detenuti e il pieno rispetto dei diritti fondamentali.
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