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L’ira di Meloni, tensioni e riflessioni sul futuro

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
15/07/2026
L’ira di Meloni, tensioni e riflessioni sul futuro

Alla vigilia, raccontano in ambienti di governo, Giorgia Meloni aveva fatto pervenire un messaggio agli alleati. E più o meno lasciava intendere che se la maggioranza fosse andata sotto nel voto a scrutinio segreto sulle preferenze sarebbe stata pronta a recarsi al Quirinale. Se si trattava di una forma estrema di moral suasion a restare compatti, non è andata a segno. Se invece rispecchiava le reali intenzioni della premier, lo si capirà nel giro di qualche ora o giorni. Ora, di certo la sua ira è a livelli di guardia.
Dal Colle si osserva la situazione con preoccupazione ma da lontano. Formalmente non si è consumata una sconfitta del governo ma della maggioranza. La prassi non prevede in automatico la crisi. Ma ogni scenario è aperto in questo frangente ad alta tensione. Anche elezioni anticipate o quanto meno un chiarimento in Parlamento. Per Meloni è una fase in cui serve “una attenta riflessione”. Sono ore di valutazioni a 360°.
Ma quando verso le 21.30 la premier lascia Palazzo Chigi i suoi assicurano che l’idea di salire al Quirinale non è sul tavolo. E che ora prevale “la responsabilità di governare il Paese”. Si rincorrono le voci di un imminente vertice di maggioranza, ma i politici più esperti di questo genere di confronti tendono ad evitare di farli a caldo. Perché politicamente questa debacle può rappresentare uno spartiacque. Più di quella sul referendum sulla giustizia. E si somma alla deriva su cui è finito il premierato.
Seppur il governo non fosse pienamente esposto come sulla separazione delle carriere dei magistrati, la riforma della legge elettorale era uno degli obiettivi dichiarati del centrodestra. E Meloni, anche a costo di un lungo braccio di ferro con gli alleati, aveva puntato sulla reintroduzione delle preferenze, un suo storico cavallo di battaglia.
In queste settimane i suoi hanno cercato una soluzione. E un compromesso sembrava raggiunto dopo le aperture di Lega e FI. Ma è cominciato a serpeggiare qualche dubbio in Transatlantico alla Camera quando Meloni, mentre era in volo dal Qatar dove ha partecipato alla cerimonia di condoglianze per la morte dell’ex emiro, sui social ha lanciato la “sfida” alle opposizioni a rinunciare alla richiesta del voto segreto. “Giorgia era pessimista”, racconta un parlamentare meloniano. Così quella che molti nella maggioranza prevedevano come una votazione scontata, meno di quattro ore più tardi ha gelato maggioranza e governo.
Dopo un breve conciliabolo con il ministro Francesco Lollobrigida (per tutto il pomeriggio a Montecitorio per monitorare la situazione e chiarire i dubbi agli indecisi), il capogruppo Galeazzo Bignami annuncia che sulla legge elettorale si va avanti.
Antonio Tajani invece si confronta con i suoi colonnelli. Non sono gli unici a fare i conti. Secondo i primi calcoli a spanne sono mancati circa 30 voti alla maggioranza. È il fattore che scatena l’ira della presidente del Consiglio e i dubbi conseguenti. Su questa partita ha cercato lo scontro con le opposizioni e, al di là di tutto, poteva mettere in conto la possibilità che finisse così. Per ora non ci sono indizi di una scelta drastica imminente. Ma di fatto, secondo i ragionamenti che circolano nell’esecutivo, si è avviato un countdown che potrebbe anche portare alle elezioni a ottobre. Intanto nei giorni scorsi, come di consueto accade ogni 6-7 mesi, al Viminale “in vista delle prossime consultazioni elettorali” hanno ordinato 90mila boccette di inchiostro nero oleoso per timbri metallici e 135mila matite copiative.   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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