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Ok al decreto sicurezza con la correzione chiesta dal Colle. Cambiano i rimpatri

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
25/04/2026

Una corsa al fotofinish chiude il decreto sicurezza alla Camera. E subito dopo un Consiglio dei ministri lampo lo corregge, in parte, sui rimpatri. A mezzogiorno un’aula per metà assonnata per la maratona notturna e per metà eccitata dalla sfida (anche canora) sul 25 Aprile, vota la conversione in legge a meno di 24 ore dalla scadenza. A favore 162 deputati, 102 contrari e uno si astiene. E altrettanto rapidamente, poco dopo le 17, il presidente della Repubblica promulga il primo ed emana il secondo decreto. Premono i rischi di incostituzionalità dell’articolo sui rimpatri, nella prima versione, e il governo mette una toppa. La maggioranza incassa il faticoso sì in aula e molti scappano via per il weekend. L’opposizione grida invece contro “una pagina buia della storia italiana” dicendosi costretti – come fa Piero De Luca (Pd) – a votare “una norma incostituzionale, con uno strappo col Quirinale”. A inizio aula stamattina, la battaglia riprende al ritmo di ‘Bella ciao’.

Per approfondire Agenzia ANSA Ecco il decreto sicurezza, tra strette, limiti ai cortei e tutele agenti – Notizie – Ansa.it Le novità del testo varato il 5 febbraio. Contiene la norma sui rimpatri in via di revisione (ANSA)

La intonano i Dem e le altre opposizioni si associano, in nome di una resistenza allo “spregio alla Costituzione” imposto dal decreto sicurezza. Il dibattito prosegue sul 25 Aprile, finché i meloniani sfidano la sinistra cantando all’improvviso l’Inno d’Italia. Ma le opposizioni non gli concedono l’esclusiva e si aggiungono al coro. Risultato: tutta l’aula canta Mameli in piedi (tranne i leghisti e i ministri Salvini e Piantedosi) e poi, con il voto, cala il sipario. A tempo di record arriva il decreto correttivo. Mantiene il contributo di 615 euro per chi assiste un migrante nella pratica di rimpatrio volontario, ma indipendentemente dall’esito della richiesta e non è più esclusiva degli avvocati. Potrebbero beneficiarne anche associazioni e onlus. I termini della collaborazione con il Viminale li deciderà un decreto ministeriale. Di certo sparisce il coinvolgimento esplicito del Consiglio nazionale forense – che, alzando la voce, ha amplificato lo scontro – e il budget del premio aumenta di circa 170mila euro. Stanziati in tutto 1,4 milioni fino al 2028 (distinti in 281.055 per quest’anno e 561.495 per ciascuno degli altri due anni). E’ una conclusione travagliata, quella del pacchetto sicurezza sbandierato dal governo a febbraio, dopo l’omicidio di Rogoredo e la guerriglia a Torino post sgombero di Askatasuna. Voluto per fermare le violenze delle baby gang e tutelare di più poliziotti e carabinieri (oltre i paletti sulle manifestazioni), il decreto si infrange sul muro alzato dalle opposizioni. E in extremis sabato si incaglia sull’articolo 30bis. Frutto di un emendamento di maggioranza, punta a rilanciare i rimpatri offrendo un premio agli avvocati purché il rimpatrio avvenga. Un meccanismo che stride con il diritto alla difesa sancito dalla Costituzione e indipendentemente dall’esito di un procedimento. Quando l’avvocatura si dissocia e chiede un passo indietro, il bubbone esplode. Ma ormai alla Camera non c’è più tempo: qualsiasi ritocco significherebbe tornare al Senato per una terza lettura. Perciò la maggioranza tira dritto. Finché lunedì non emerge il fastidio del Quirinale per le polemiche e le riserve di costituzionalità. Lo stesso giorno il sottosegretario alla presidenza Mantovano sale al Colle per un confronto. E di fronte al rischio che Mattarella non controfirmi il provvedimento, si innesta la retromarcia. La via d’uscita è un altro decreto (mirato anche nel nome “Disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti’) che, partendo dal Senato, andrà convertito in legge entro fine giugno. Altrimenti, varrebbe la norma recriminata e contenuta nel decreto sicurezza.

Per approfondire Agenzia ANSA Il 25 aprile irrompe alla Camera, Inno e Bella Ciao scaldano la seduta – Notizie – Ansa.it Salvini non canta: ‘Non è un festival’. Giovani FI in corteo a Milano, caso nel centrodestra (ANSA)

Nella storia della Repubblica ci sono 4 precedenti di decreti correttivi, motivo per cui Giorgia Meloni non vede “nulla di pericoloso” nella mossa salva rimpatri. La premier accoglie l’ok finale e glissa sulle polemiche: “Il governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, difendere chi indossa una divisa e affermare con chiarezza un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile”. Più entusiasta Matteo Salvini: si siede accanto a Matteo Piantedosi – unico ministro in aula per la prima mezzora – e dice: “Nonostante i problemi a livello mondiale, è una bella giornata perché questo decreto entra nelle case e sulle strade percorse dagli italiani”. I leghisti si scatenano dopo il voto con un selfie di gruppo nel cortile di Montecitorio. “Dai che la giriamo a Bonelli….”, scherza poi Salvini.

Per approfondire Agenzia ANSA Nella storia repubblicana 4 decreti correttivi di misure non ancora in vigore – Notizie – Ansa.it Tre di questi per correggere articoli di leggi finanziarie, un caso di contestualità (ANSA)

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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