Ascolta la versione audio dell’articoloGli Stati Uniti strigliano gli alleati inadempienti, l’Italia si prepara a rispondere facendo leva su affidabilità e rispetto degli impegni. A cinque giorni dal vertice Nato in programma ad Ankara Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello della Difesa Guido Crosetto. Il clima viene descritto «serenissimo e di piena collaborazione», anche per fugare i sospetti di nuove tensioni lungo l’asse che va dall’Economia alla Difesa, dopo lo stallo sui prestiti Safe da 14,9 miliardi e la scelta del Mef di aspettare settembre per decidere se accenderli.Il punto sul dossier riarmo è indispensabile. L’11 giugno la premier aveva già riferito in Parlamento che si presenterà al summit con una percentuale del 2,8% del Pil investita in difesa e sicurezza, segnalando però che l’aumento dello 0,71% «è garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul territorio». Il 2,8%, quasi il doppio rispetto all’1,6% di due anni fa, rispetta le aspettative del raggiungimento graduale di una spesa per difesa e sicurezza pari al 5% del Pil (di cui 3,5% per armamenti) entro il 2035 concordato l’anno scorso su richiesta di Donald Trump.Loading…Vertice Nato ad Ankara, Tajani: confermeremo impegni su spese militariL’ambasciatore Usa presso la Nato, Matthew Whitaker, ha però indicato proprio ieri come fari da seguire Polonia, Paesi nordici, baltici e Germania tuonando contro i troppi alleati «in ritardo» sulla spesa core per le armi e il «linguaggio protezionista» dell’Ue. L’Italia non figura nell’elenco dei virtuosi e dopo il caso Sigonella è finita nella lista nera degli Usa sull’altro fronte citato da Whitaker, l’uso delle basi: l’ambasciatore ha annunciato colloqui bilaterali su «accesso, dislocazione e sorvolo». Parole che sembrano prefigurare la volontà Usa di rivedere i trattati, anche se dal Governo negano questa ipotesi.In ogni caso i ripetuti attacchi di Trump a Meloni – i due leader si rivedranno proprio in Turchia – non lasciano presagire una navigazione serena. Per questo la linea è una: stemperare con professioni di atlantismo e serietà. Intervenendo al question time alla Camera e ricordando il ruolo di Roma dall’Africa ai Balcani, dal Libano al Mar Rosso, Tajani ha sostenuto che «l’Italia vuole essere protagonista del percorso di rafforzamento del pilastro europeo della difesa» e che «ad Ankara confermeremo il nostro impegno sulla spesa militare».In serata, a disegnare nuove nubi ci ha pensato la ricostruzione del quotidiano tedesco Faz secondo cui l’Italia sarebbe intenzionata a opporsi all’inserimento, nella dichiarazione finale di Ankara, di un riferimento al proseguimento del sostegno militare all’Ucraina oltre il 2027 (sostegno volontario, che nel 2024 e 2025 è stato pari a 40 miliardi e nel 2026 salirà ancora). «Falso», hanno smentito fonti governative: nessuna contrarietà agli aiuti militari e nessuna posizione filorussa, solo l’attenzione a una formulazione che non compromettesse le prospettive di un negoziato e il coinvolgimento della Russia per arrivare alla pace.



