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Industria, Italia -1% a giugno: peggio di Germania, Francia e Spagna mentre l’Eurozona è ferma

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
14/08/2026
Industria, Italia -1% a giugno: peggio di Germania, Francia e Spagna mentre l’Eurozona è ferma

L’industria europea evita un nuovo arretramento a giugno, ma l’Italia va nella direzione opposta. La produzione industriale resta invariata nell’Eurozona rispetto a maggio e cresce dello 0,2% nell’Unione europea. In Italia, invece, diminuisce dell’1% in un solo mese. Tra le quattro maggiori economie dell’area euro è il risultato peggiore: la Germania cresce dello 0,2%, la Francia rimane stabile e la Spagna arretra dello 0,7%.
Il confronto emerge dai nuovi dati sulla produzione industriale europea pubblicati da Eurostat, riferiti a giugno 2026. La distanza italiana non riguarda soltanto il confronto con il mese precedente: rispetto a giugno 2025 l’Eurozona registra una crescita dello 0,1% e l’intera Ue dello 0,6%, mentre l’Italia perde ancora lo 0,6%.
Il dato non significa che l’industria italiana sia quella che sta andando peggio in assoluto in Europa: a giugno ci sono Paesi con flessioni molto più marcate, ma tra Germania, Francia, Italia e Spagna, che rappresentano le principali economie dell’area euro, l’Italia presenta la variazione mensile più negativa e anche il risultato tendenziale più debole.
Produzione industriale ferma nell’Eurozona, Italia a -1%
A giugno la produzione industriale destagionalizzata rimane invariata nell’Eurozona dopo il +0,3% di maggio. Nell’Unione europea aumenta, invece, dello 0,2%, dopo il +0,3% del mese precedente.
L’Italia arriva allo stesso appuntamento con un quadro decisamente diverso. I dati Istat sulla produzione industriale di giugno avevano già indicato una diminuzione dell’1% rispetto a maggio, dopo il -0,3% del mese precedente.

Il confronto europeo consente, però, ora di dare a quel numero una dimensione diversa.
A giugno, rispetto a maggio:

Germania: +0,2%
Francia: 0%
Spagna: -0,7%
Italia: -1%

Tra le quattro maggiori economie dell’Eurozona, dunque, l’Italia registra la contrazione più accentuata.
Non è il peggior dato dell’Unione europea: Eurostat segnala diminuzioni molto più forti in Lussemburgo (-10,7%), Portogallo (-3,9%) ed Estonia (-2,2%). All’estremo opposto, la produzione cresce del 5,4% in Danimarca, del 5,2% in Croazia e del 2,1% sia in Lituania sia in Finlandia.
Anche su base annua l’Italia resta dietro alle altre grandi economie
Il divario non scompare allargando il confronto a dodici mesi.
A giugno la produzione industriale dell’Eurozona aumenta dello 0,1% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre nell’intera Ue la crescita raggiunge lo 0,6%.
Tra le quattro principali economie dell’area euro la Spagna presenta la dinamica migliore, con +1%. Germania e Francia registrano entrambe una diminuzione dello 0,5%. L’Italia scende invece dello 0,6%.
È una differenza contenuta rispetto a Germania e Francia, ma conferma una caratteristica importante del dato di giugno: l’industria italiana risulta più debole sia nel confronto mensile sia in quello annuale.
Il dato va letto insieme ai segnali più recenti del manifatturiero. A luglio l’indice PMI italiano è rimasto sopra quota 50, ma ha rallentato da 52,2 a 51,3 punti, mentre l’Eurozona ha accelerato a 51,9.
Macchinari e beni strumentali sono il punto debole di giugno
Per capire cosa pesa sul risultato italiano bisogna entrare nei diversi comparti.
Secondo Istat, a giugno la produzione cresce rispetto a maggio soltanto nell’energia, +0,8%. Diminuiscono, invece, i beni di consumo dello 0,7%, i beni intermedi dello 0,9% e soprattutto i beni strumentali del 2,1%.
La debolezza dei beni strumentali è particolarmente significativa perché questa categoria comprende macchinari e attrezzature utilizzate dalle imprese nei processi produttivi.
Anche l’Eurozona registra a giugno una contrazione dei beni strumentali, ma più contenuta: -1,4%. I beni intermedi diminuiscono dello 0,8%, mentre l’energia aumenta dell’1,5%. A sostenere il dato europeo sono, soprattutto, i beni di consumo non durevoli, in crescita del 3%.
Il confronto mostra, quindi, che parte della debolezza è europea, ma in Italia la frenata degli investimenti produttivi rappresentati dai beni strumentali è più marcata.
Su base annua il quadro italiano è meno uniforme. Crescono i beni strumentali dello 0,6% e l’energia dell’1,7%, mentre diminuiscono i beni intermedi dell’1,2% e, soprattutto, i beni di consumo del 3,2%.
Tessile in difficoltà, crescono elettronica e mezzi di trasporto
Anche all’interno dell’industria italiana le differenze sono profonde.
Istat indica tra i settori con la crescita annuale maggiore la produzione di computer, elettronica e ottica, +4,5%, seguita dai mezzi di trasporto, +3,2%, e dalla fornitura di energia elettrica e gas, +2,3%.
Dall’altra parte, il tessile, l’abbigliamento, la pelletteria e gli accessori diminuiscono del 7,1%. Le altre industrie manifatturiere e la riparazione e installazione di macchinari perdono il 3,6%, mentre la produzione di macchinari e attrezzature scende del 2,3%.
La fotografia è, quindi, quella di un’industria che non si muove tutta nella stessa direzione.
Il trimestre resta positivo: perché il -1% non racconta tutto
Il dato di giugno non deve, però, essere isolato dal resto del trimestre.
Istat segnala che nella media del secondo trimestre 2026 la produzione industriale italiana è aumentata dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Nel complesso del primo semestre, la produzione corretta per gli effetti di calendario registra inoltre una crescita dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Anche il Pil italiano ha continuato a crescere nel secondo trimestre: la stima preliminare Istat indicava +0,3% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e +0,8% su base annua, dati già analizzati da QuiFinanza nell’approfondimento sulla crescita dell’economia italiana nel primo semestre 2026.
L’Italia non è in una fase di caduta generalizzata dell’attività economica, ma giugno mostra una fragilità industriale maggiore rispetto alle altre grandi economie dell’Eurozona.
Eurostat rivede fortemente i dati di maggio
C’è, infine, un elemento tecnico da non trascurare. Con la pubblicazione di agosto Eurostat ha rivisto in modo significativo i dati di maggio.
La variazione mensile dell’Eurozona è stata corretta dal precedente -0,2% a +0,3%, mentre per l’Unione europea si passa da -0,1% a +0,3%. Anche il dato annuo dell’area euro è stato rivisto da -1,2% a -0,1%, quello Ue da -0,3% a +0,6%.
Questo rende la fotografia europea meno negativa di quanto apparisse un mese fa ed è proprio per questo che il -1% italiano di giugno spicca ancora di più nel confronto con un’Eurozona che, dopo le revisioni, arriva a giugno da tre mesi senza una contrazione mensile della produzione industriale.

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