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Spesa militare, quanto costa all’Italia: a rischio fondi per sanità, scuola e famiglie

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
30/08/2026
Spesa militare, quanto costa all’Italia: a rischio fondi per sanità, scuola e famiglie

Secondo un’analisi della Banca centrale europea firmata da Philip Lane, membro del board della Bce, l’aumento della spesa militare in Italia rischia di trasformarsi in un vero e proprio shock fiscale, con effetti su crescita, inflazione, debito pubblico e mercati finanziari.
Per un Paese con un debito pubblico superiore al 130% del Pil, il riarmo è anche una scelta di politica economica destinata ad avere conseguenze sugli investimenti statali e, indirettamente, sulle risorse disponibili per sanità, scuola, welfare e famiglie.

Quanto può costare il riarmo all’Italia
Secondo quanto indicato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, l’Italia intende utilizzare una parte della flessibilità di bilancio concessa dall’Europa per finanziare la spesa per la difesa. Le normative Ue infatti permettono agli Stati membri di deviare dai vincoli di deficit e debito ordinari, arrivando a un margine massimo di tolleranza complessivo pari all’1,5% del Pil, ma solo se queste risorse vengono utilizzate per specifiche priorit, come la transizione energetica e la difesa).
Il governo italiano ha deciso quindi di sfruttare questa finestra per finanziare il settore militare e la quota individuata corrisponde a circa lo 0,9% del Pil, che equivale a circa 20 miliardi di euro all’anno a regime.
Finanziare questa spesa aggiuntiva senza tagliare altre voci di bilancio e senza introdurre nuove tasse significa però fare nuovo debito. Di conseguenza, il rapporto tra il deficit e il Pil dello Stato salirebbe di circa 0,9 punti percentuali.
Conseguenze per sanità, scuola e aiuti per le famiglie
L’Italia si trova già sotto la lente dell’Unione europea, che ha aperto una procedura per deficit eccessivo, un meccanismo che impone al Paese di portare il deficit sotto la soglia del 3% del Pil. Pertanto, aumentare ulteriormente il disavanzo farebbe allontanare l’obiettivo, rallentando o bloccando il percorso di uscita da questa fase di sorveglianza e rischiando di prolungare le sanzioni o i richiami di Bruxelles.
Il rischio per sanità, scuola e famiglie non significa necessariamente che siano già previsti tagli diretti a queste voci. Tuttavia, con le risorse pubbliche già limitate e una quota crescente del bilancio destinata alla Difesa, il governo dispone di meno margine per finanziare contemporaneamente altri interventi, a meno che non aumentino le entrate o non venga utilizzato nuovo debito. È proprio questo il rischio di fondo evidenziato dall’analisi Bce.
Perché dove vengono acquistate le armi è importante
Un’altra questione analizzata è quella relativa alla destinazione della spesa militare, ovvero: dove vengono spesi i soldi. Questo perché, come spiegato, se gli Stati europei utilizzano le nuove risorse per acquistare soprattutto sistemi d’arma e tecnologie prodotti fuori dall’Europa, una parte consistente dello stimolo fiscale finisce inevitabilmente all’estero. E in questo caso, mentre il Paese sostiene il costo della spesa, una quota del beneficio economico viene trasferita alle imprese straniere. Al contrario, se gli investimenti rafforzano le filiere industriali europee e italiane, il ritorno economico può essere maggiore.
Al contrario, se gli investimenti rafforzano le filiere industriali europee e italiane, il ritorno economico può essere maggiore. Secondo i modelli richiamati dalla Bce, un aumento graduale della spesa per la Difesa può produrre un effetto positivo sul Pil se le risorse rimangono all’interno dell’Ue e se vengono poi indirizzate dagli Stati verso investimenti, ricerca, tecnologia e industria.
Le stime citate indicano moltiplicatori fiscali compresi, nel medio periodo, grossomodo tra 0,6 e 1,2. Concretamente, l’aumento della spesa può tradursi in una crescita dell’attività economica, generando nuova produzione, occupazione, investimenti e, di conseguenza, maggiori entrate fiscali.

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