I blocchi stradali che dal 1 maggio
paralizzano ampie zone della Bolivia hanno provocato perdite per
978 milioni di dollari al settore esportatore privato. Lo
riferisce la Camera nazionale degli esportatori della Bolivia
(Caneb), secondo cui il danno economico è aumentato del 36%
rispetto alla precedente rilevazione.
La regione più colpita è Santa Cruz, principale motore
produttivo del Paese, con perdite superiori a 385 milioni di
dollari. Forti ripercussioni si registrano anche nei
dipartimenti di Oruro e Cochabamba. Le associazioni
imprenditoriali denunciano gravi difficoltà logistiche, ritardi
nelle consegne e il rischio di mancato rispetto dei contratti
internazionali.
Secondo l’Istituto boliviano per il commercio estero (Ibce),
ai danni diretti si aggiungono quelli legati alla perdita di
credibilità del Paese sui mercati internazionali. Le proteste,
promosse da settori contadini, sindacali e dai cocaleros vicini
all’ex presidente Evo Morales, chiedono le dimissioni del
presidente Rodrigo Paz. Sebbene il numero dei blocchi sia
diminuito negli ultimi giorni, restano circa 50 punti di blocco
che impediscono la normale circolazione nel Paese andino.
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