Il governo cubano ha riconosciuto
l’uscita dal Paese di sette catene alberghiere internazionali
che gestivano il 46% delle camere disponibili sull’isola, oltre
80 mila secondo i dati ufficiali, denunciando una “paralisi
quasi totale” del settore turistico, uno dei principali motori
dell’economia nazionale.
Il primo ministro Manuel Marrero ha attribuito la crisi alle
pressioni degli Stati Uniti, al blocco delle forniture
petrolifere e alla minaccia di sanzioni contro le aziende
internazionali. Secondo Marrero, il 73% delle strutture
alberghiere è attualmente chiuso, con 25 mila posti di lavoro a
rischio.
Tra le catene che hanno lasciato Cuba figurano le spagnole
Meliá, Iberostar e Barceló, la canadese Blue Diamond,
l’indonesiana Archipielago International e la turca ATG.
La crisi del turismo si inserisce in un quadro economico
difficile, con il Pil cubano diminuito del 15% negli ultimi sei
anni secondo dati ufficiali.
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