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Iran, il ‘gioco’ di Pechino e Islamabad: la Cina aspetta Trump e ospita colloqui Pakistan-Talebani

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
02/04/2026
Iran, il ‘gioco’ di Pechino e Islamabad: la Cina aspetta Trump e ospita colloqui Pakistan-Talebani

La Cina si è fatta avanti per mediare tra Stati Uniti e Iran per la pace in Medio Oriente. Tra mille interessi strategici e in vista dell’attesa visita di Donald Trump nel gigante asiatico amico da anni di Teheran e di Islamabad. Il Pakistan, già in prima linea da giorni, vuole mediare per la pace dopo aver dichiarato “guerra aperta” al vicino Afghanistan. Pechino e Islamabad hanno messo la ‘firma’ sul piano in cinque punti per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine all’escalation in Medio Oriente iniziata la mattina del 28 febbraio con l’attacco di Usa e Israele contro l’Iran e l’immediata risposta di Teheran che colpisce soprattutto i Paesi del Golfo. Le ripercussioni sono a livello globale. E se anche ci fosse l’auspicato stop alle ostilità, tra Usa e Israele non è chiaro cosa accadrebbe dopo. Intanto a Urumqi, nello Xinjiang, si incontrano rappresentanti di Cina, Afghanistan e Pakistan, che il 26 febbraio lanciava la sua operazione Ghazab lil-Haq contro “covi dei terroristi” in Afghanistan, dal 2021 di nuovo in mano ai Talebani.

L’economia prima di tutto
Dialogo e diplomazia come unica via per risolvere i conflitti, hanno ripetuto martedì cinesi e pakistani dopo la missione a Pechino del ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, e il colloquio con il capo della diplomazia cinese, Wang Yi, incentrato sull’Iran. Non si tratta solo di petrolio, è l’analisi della Bbc, che osserva come Pechino potrebbe aver deciso di scendere in campo perché quanto accade in Iran mette a repentaglio quello che più ha a cuore il leader cinese, Xi Jinping, la stabilità. E il gigante asiatico ha bisogno di un’economia globale stabile.

“Se il resto del mondo dovesse iniziare a rallentare a livello economico a causa di uno shock energetico la situazione si farebbe difficile per le fabbriche e gli esportatori cinesi”, osserva Matt Pottinger, a capo del Programma Cina della Foundation for Defense of Democracy, citato dalla rete briannica. E, prosegue l’analisi della Bbc, dopo la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti del primo mandato di Trump alla Casa Bianca (preludio della guerra di dazi e controdazi dei mesi scorsi), in molti hanno iniziato a guardare a nuovi mercati e le esportazioni cinesi verso i Paesi del Medio Oriente lo scorso anno hanno registrato una crescita a un ritmo quasi doppio rispetto a quelle verso il resto del mondo.

La regione, sottolinea la rete, è diventato il mercato in più rapida espansione per le auto elettriche e il gigante asiatico è diventato anche l’investitore numero uno nel settore della desalinizzazione in Medio Oriente. Dove l’acqua potabile scarseggia. La Power Construction Corporation of China ha progetti in Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, Oman e Iraq. E Pechino ha coltivato rapporti con ‘amici’ degli Stati Uniti, come Riad, e ‘nemici’, come Teheran, da cui compra fiumi di petrolio. Era stata la Cina la protagonista del ‘disgelo’ annunciato tre anni fa tra Arabia Saudita e Iran, eterni rivali nella regione. E per Pechino, l’economia viene prima di tutto.

“La priorità, a livello di politica interna ed estera, è lo sviluppo economico – osserva Zhu Yongbiao, esperto di Medio Oriente e direttore del Centro Studi per l’Afghanistan alla Lanzhou University, citato dalla Bbc – E c’è un ampio consenso sul fatto che la Cina non dovrebbe farsi immischiare in una guerra”. Anche se volesse, la Repubblica Popolare non ha comunque le capacità militari nella regione per intervenire, sottolinea la Bbc. La base più vicina è a Gibuti. E sul ruolo di mediatore nessuno dimentica le critiche mosse negli anni alla Cina sui diritti umani, per l’ ‘allineamento’ con la Russia di Vladimir Putin che nel 2022 ha avviato l’invasione su vasta scala dell’Ucraina poco dopo essere stato a Pechino, per le dichiarazioni sulla volontà di “riunificare” Taiwan, isola di fatto indipendente, che rivendica la sua democrazia. E’ in questa Cina che a metà maggio arriverà Trump.
Dall’altro lato del confine, il Pakistan, che si è fatto avanti per mediare e poi per ospitare colloqui tra delegazioni di Usa e Iran, dopo esser stato impegnato nei più violenti scontri da anni con il vicino Afghanistan. A Urumqi, nello Xinjiang, sono in corso colloqui tra rappresentanti di Pakistan, Afghanistan e Cina, hanno confermato dal ministero degli Esteri di Islamabad, come riporta il giornale pakistano Dawn, sottolineando che si tratta di condividere prospettive sull’ultima escalation e che non sono attese svolte, anche se Pechino spinge per misure volte a promuovere la fiducia tra le parti. Fonti diplomatiche citate dal giornale spiegano che il Pakistan insiste sui timori per la presenza di covi del Ttp (Tehreek-i-Taliban Pakistan) in Afghanistan. La Cina fa da mediatore, hanno detto a Nbc News quattro funzionari governativi, due di Islamabad e due di Kabul. Intanto il mondo aspetta le parole di Trump.

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