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Autonomia, primo «sì» al Senato: ma il cammino è ancora lungo

Redazione Notizie Italia di Redazione Notizie Italia
17/07/2026

Ascolta la versione audio dell’articoloL’attuazione dell’autonomia differenziata ha raggiunto una prima approvazione nell’Aula del Senato. Palazzo Madama ha approvato le risoluzioni sulle preintese con Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria. Ma si tratta solo di un piccolo antipasto. E sui tempi del suo arrivo effettivo in tavola le incognite superano le certezze: tanto più dopo che i travagli della legge elettorale a Montecitorio hanno aumentato parecchio le quotazioni di una fine anticipata della legislatura, al massimo ad aprile 2027. Ma con le elezioni ad aprile l’autonomia non si approva, ha certificato due settimane fa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, leghista tendenza nord che al tema è appassionato da decenni.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AILe materie da trasferireL’Aula di Palazzo Madama ha mosso il primo passo. Le risoluzioni approvate riguardano, si diceva, le preintese con le quattro regioni del Nord a guida centrodestra che hanno deciso di andare avanti sui margini (forse) concessi dalla sentenza 192/2024 della Consulta che ha dichiarato sette illegittimità costituzionali della prima legge quadro, la 86 del 2024, imponendo un correttivo che sonnecchia da quasi un anno in commissione, sempre al Senato.Le preintese riguardano le materie che, almeno nella lettura di Governo e maggioranza, non impongono la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep) prima dell’avvio delle devoluzioni alle Regioni che ne fanno richiesta. Nel “negoziato”, quindi, sono finite la protezione civile, ma solo per gli interventi di ambito regionale come specificato nei giorni scorsi in audizione dal ministro Nello Musumeci, le professioni, ma con esclusione di quelle regolate da ordini e delle sanitarie, la previdenza complementare, e la sanità. Quest’ultima è già in larga parte regionale, ma l’autonomia differenziata promette di trasferire funzioni aggiuntive su tariffe, gestione dei fondi nazionali per gli investimenti e risorse integrative per il personale, a carico della regione.Loading…Cammino ancora lungoFatta la rassegna minima indispensabile sui contenuti, occorre guardare all’iter, che rappresenta la variabile chiave per misurare le possibilità effettive di tradurre in realtà questi accordi. Dopo l’approvazione parlamentare (alla Camera il dossier è in commissione Affari costituzionali) delle risoluzioni, il testo definitivo delle preintese va in consiglio dei ministri per l’approvazione. Dopo di che, il loro contenuto va recepito in un disegno di legge, che deve essere approvato da Camera e Senato con la maggioranza assoluta dei componenti: se il Parlamento approva emendamenti, in base alla facoltà stabilita dalla sentenza 192/2024 della Consulta, prima dell’approvazione definitiva è necessario un nuovo accordo con la Regione.La polemica continuaCom’è facile intuire, il percorso è lungo, e può essere accidentato anche da un clima parlamentare che in quest’ultimo tratto di legislatura non appare dei migliori. Il senso di questo primo passaggio parlamentare è dunque tutto politico, in un panorama di riforme ancora in larga parte da completare. Per il ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli, regista dell’operazione, “le obiezioni sollevate contro l’Autonomia” sono nate “solo per pregiudizio ideologico”. Le opposizioni promettono che faranno di tutto per “fermare lo spacca-Italia”, come da cartelli puntualmente agitati nell’Aula del Senato. E il dibattito è destinato a rimanere tale ancora a lungo.

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